I Perdibili #22
La newsletter che non ti dice cosa è "necessario" o, addirittura, "imperdibile", ma che ti toglie i sensi di colpa e ti dice cosa è perdibile
Tempo risparmiato fidandovi di questo numero della Newsletter: sei ore e quaranta.
Nulla come la cerimonia degli Oscar ci aiuta ricordare quanto sia trascurata e negletta l’antica e nobile dote della pazienza. Non affannarsi, non correre dietro alle uscite e aspettare, lungo la riva del fiume, che i cadaveri delle nomination di Sinners scorrano nell’acqua. Quanti migliori film e migliori regie che non lo saranno che non dovremo vedere! Se non per qualità, quantomeno per essere aggiornati… (Segnalo anche questo articolo del Washington Post in cui si ripercorrono gli Oscar degli ultimi 52 anni per scoprire quando l’Academy ha premiato il film sbagliato e quale, secondo il WP, avrebbero dovuto premiare. Così, giusto per ricordarsi che stiamo parlando di una giuria che preferisce Balla coi lupi a Quei bravi ragazzi o Il paziente inglese a Fargo).
**********
Quando avrei voluto vedere Weapons: è il 1988, una sera di inizio estate, una città di provincia, non c’è niente da fare, ma almeno domani non c’è scuola. Con qualche amico si va a noleggiare una videocassetta, un horror, così per vedere se spaventa davvero e se si può ridere anche un po’ tutti assieme, perché mica si può prendere Nightmare Weapons del tutto seriamente.
Paradossi temporali a parte, è un film di intrattenimento ben congegnato, ma se questo è uno dei migliori film dell’anno… (edit: mi fanno giustamente notare che non era tra le nomination come miglior film).
Tempo risparmiato: due ore (ma i primi cinque minuti del film con George Harrison che canta Beware of darkness mentre i bambini corrono come nella locandina vanno sicuramente visti).
**********
Dopo Soul mi ero giurato che non avrei mai più visto un film su quanto è bello il jazz. O forse era stato dopo La La Land o dopo Whiplash. Qui, in effetti, c’è “quanto è bello il blues”, ma - concedetemelo - non cambia molto. Non bisogna farsi promesse sapendo di non poterle mantenere. (Come “non guarderò più horror che però non sono veri horror, ma hanno l’alibi del messaggio”). E poi davanti a un record di nomination e quindi record di aspettative (per un film che in Italia era uscito ad aprile e aveva incassato 1,2 milioni) cosa fai?
Siamo davanti a uno di quei film grazie ai quali ci sono italiani che sanno cogliere perfettamente un riferimento alle leggi Jim Crow, ma non sanno chi sia Giulio Andreotti.
Tempo risparmiato: due ore e dieci.
**********
Preparatevi con un sospiro alla domanda retorica: avevamo davvero bisogno di un altro film in cui scoprire che l’uomo non deve giocare a fare Dio? Che - sorpresa delle sorprese - i veri mostri non sono i mostri? (Spoiler: osano addirittura dirlo ad alta voce). E che non è colpa loro perché hanno dietro un brutto trauma?
Più di ogni altra cosa e nonostante l’abilità di Del Toro, temo che Frankenstein sia ormai un mito un po’ esausto, che ha detto tutto e, di conseguenza, ogni rivisitazione sia perdibile. (Inoltre, a me tutte queste scene macabre che adesso vanno di moda in cui il sangue, la bruttezza e i corpi tagliati sono iper-realistici e dovrebbero farci pensare a come il cinema migliori sempre nell’imitazione della realtà, più che alla realtà mi fanno pensare ai programmi tv coi medici che trovano malattie misteriose, imbarazzanti o schifose).
Tempo risparmiato: due ore e trenta
**********
Questo è il cortometraggio che ha vinto l’Oscar. Su Repubblica, Francesco Merlo ha scritto che andava visto al posto del Festival di Sanremo. (Dura 15 minuti, quindi mettendolo in ripetizione continua si poteva guardare 100 volte - no iperbole! - durante il Festival). A me sembra avere lo spirito di uno di quegli spot ben riusciti che puntano sulla commozione).
Tempo risparmiato: nessuno. Per 15 minuti vale la pena guardarlo, però sono curioso di sentire altre opinioni.
**********
Se incappi in cose Perdibili scrivimi pure
**********
La cosa bella da segnalare della settimana è questo libro di Conor Niland, un tennista che non ce l’ha fatta. Mi ha divertito.
**********
Qui c’è il mio ultimo libro “E anche scrittore. Come ci siamo messi tutti a scrivere”, che, ovviamente, a me sembra imperdibile.
Si parla di come, a un certo punto, persone che per tutta la vita non avevano mai pensato che scrivere fosse piacevole o utile, si sono messe a scrivere recensioni online, messaggi di buongiorno su whatsapp, tweet, status e romanzi.







però se di Weapons guardi solo i primi minuti ti perdi una delle sequenze più terrorizzanti che io ricordi (non quella 🛌 , l’altra 🔪)