I Perdibili #27
La newsletter che non ti dice cosa è "necessario" o, addirittura, "imperdibile", ma che ti toglie i sensi di colpa e ti dice cosa è perdibile
Tempo risparmiato fidandovi di questo numero della Newsletter: dieci ore e mezza.
Questa settimana, come prologo della newsletter, metto questo pezzetto del mio ultimo libro “E anche scrittore. Come ci siamo messi tutti a scrivere”, perché - nella chat dei genitori - si discuteva di regalare un libro da completare, Raccontaci la tua storia, a un insegnante. Un’attività davvero perdibile.
“Qualche decennio fa, andava molto di moda un tipo di libro caratteristico delle cartolibrerie: il libro da completare. Un esempio illustre di questo genere erano quei libri che venivano regalati (vengono regalati tuttora, ma molto di meno) alle donne incinte, alle neomamme o ai neogenitori, con decine di pagine vuote e giusto un rigo di scrittura a inizio di ogni paragrafo: quei libri che, con questo stratagemma, invitavano i genitori a completarli con i loro pensieri. Temo che a tutti sia capitato, almeno una volta, di imbattersi in un esemplare del genere. Paragrafi che cominciano con frasi come “Oggi mamma ti ho sorriso per la prima volta”, magari scritto in corsivo con la pretesa di sembrare il primo rigo di un quaderno e come se fosse il neonato a parlare, e poi alla madre spettasse il compito di completare il libro con le sue sensazioni e le sue emozioni, magari con qualcuna di quelle storie che, all’interno di una famiglia, possono sembrare epocali e di cui, fuori dal nucleo familiare, non frega niente a nessuno. “Il mio primo dentino”, “Oggi ho assaggiato la mela”, “Ti ho chiamato papà per la prima volta” seguite sempre da tante righe vuote. Da riempire. Ho visto decine di volte questi libri in decine di case e mai una volta una li ho visti completati. Nella migliore delle ipotesi la madre o il padre avevano scritto qualche rigo, magari prima del parto, quando ci si illude che poi, dopo, ci sarà ancora il tempo di scrivere e leggere assieme, teneri, gli altri paragrafi. Ma nessun nonno completa il libro Nonno, raccontami di te. Nessuna coppia completa davvero La nostra storia. Un libro da compilare in due. Nessuna maestra completa La mia maestra quando le arriva in regalo alla fine dell’anno scolastico. Da cosa dipende, allora, il grande successo di questi libri sotto il profilo di oggetti di consumo e, allo stesso tempo, il grande insuccesso di questi libri nella loro funzione reale, che dovrebbe essere quella di raccogliere l’epopea personale o familiare, di creare magari un oggetto da rileggere assieme al bambino quando raggiungerà l’età della ragione e della commozione? Perché nessuno li completa mai? Domande oziose e retoriche, visto che la risposta è molto semplice. Nessuno li completa perché nessuno legge quei libri. Perché nessuno scrive davvero solo per sé. Anche i genitori più velleitari di una provincia sperduta sanno che è meglio parlare del dentino a una zia o della mela grattugiata a un altro genitore fuori scuola, piuttosto che scriverlo in un libro che non leggerà mai nessuno”.
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Siamo in quella stagione dell’anno in cui gli insegnanti, invece, assegnano da leggere per l’estate un libro di D’Avenia a ragazzi che non sanno cosa sia Il buio oltre la siepe. Mentre a me non pare ci siano tanti classici che dovrebbero leggere davvero tutti come Il buio oltre alla siepe. Allo stesso tempo continuo a pensare che non valga la pena ostinarsi con le opere “minori” di Harper Lee sperando di trovarci qualcosa di simile. Perfino la stessa curatrice dell’opera sembra trovare il senso principale dei racconti e dei saggi contenuti nella Terra del dolce domani solo alla luce del Buio oltre la siepe. Ma noi che non siamo filologi o studiosi? Capisco il valore, ci mancherebbe - ricordiamo sempre che “perdibile” mica è brutto - ma continua a sembrarmi un peccato che non sia rimasta un’autrice da un solo libro.
Tempo risparmiato: 192 pagine. Due ore e mezza circa. Meno il primo racconto, di una decina di pagine, su una tredicenne che pensa di essere incinta. Molto bello.
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Se qualcuno avesse fatto un film sull’Italia o anche su una singola città italiana come Roma o Napoli così infarcito di luoghi comuni quanto Rental Family sul Giappone si sarebbe trovato le sedi diplomatiche transennate per le proteste. Nonostante Brendan Fraser ce la metta tutta non c’è una scena in cui non si veda la cartapesta e il tentativo di vendere questi matti matti giapponesi agli occidentali.
Tempo risparmiato: un’ora e cinquanta minuti.
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La scatola della lacrime è una favola per bambini, ma come ogni favola per bambini non manca la pretesa di essere pure una fiaba sapienziale per adulti. I protagonisti della storia sono una bambina che piange sempre e un collezionista di lacrime che tiene la sua collezione nella scatola del titolo. Quando una fiaba sapienziale non trasmette sapienza la colpa è sempre del lettore ormai troppo smaliziato e, dunque, mi assumo le mie responsabilità. Altri libri di Han Kang mi sono piaciuti, ma forse questo non è il più riuscito. E non è un caso che in Corea sia uscito nel 2008, ma in Italia arrivi solo ora, perché ci si può mettere la fascetta col “Premio Nobel”.
Tempo risparmiato: 68 pagine. Mezz’ora circa, ma per una volta facciamo anche il conto della serva: dodici euro
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Credo di aver visto ogni episodio delle dodici stagioni di Cucine da Incubo e, perciò, temo di poter dire serenamente che questa sia l’edizione meno riuscita. In questa stagione la vera novità è rappresentata dalla presenza di un esperto di design, Paolo Stella, ma se uno vuole vedere le ristrutturazioni non mancano di certo i programmi tv di ristrutturazioni. Il bello di Cucine da Incubo è sempre stato la mortificazione del malcapitato. Ora con ristoranti meno da incubo del passato, Cannavacciuolo troppo buono - ormai più terapeuta che distruttore - e dinamiche sempre identiche ci si diverte di meno.
Tempo risparmiato: 6 puntate da un’ora circa. 6 ore.
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La segnalazione in un rigo di una cosa imperdibile questa settimana va a L’idraulico non verrà di Fruttero e Lucentini che, ho da poco scoperto, Einaudi sta per riportare in libreria.
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Se incappi in cose perdibili scrivimi pure
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Io sono Arnaldo Greco. E qui c’è il mio ultimo libro “E anche scrittore. Come ci siamo messi tutti a scrivere”, che, ovviamente, a me sembra imperdibile.
Si parla di come, a un certo punto, persone che per tutta la vita non avevano mai pensato che scrivere fosse piacevole o utile, si sono messe a scrivere recensioni online, messaggi di buongiorno su whatsapp, tweet, status e romanzi.






geniale trovata.